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Dal corpo artificiale a quello virtuale
Giampiero Leo

La carne e il metallo hanno rappresentato concetti spesso agli antipodi nella storia dell’umanità. La carne, impasto di sangue e muscoli, passionale e vibrante, cuore generoso e corruttibile dell’agire umano; il metallo, inattaccabile e tagliente, algido nella sua purezza e perfezione.
L’estensione del concetto di metallo ai semiconduttori ha sconvolto queste certezze e cambiato le prospettive. Il silicio, che sta alla base dei circuiti stampati, e quindi dei computer e di ciò che potrà diventare l’intelligenza artificiale, è un materiale sul quale impostare forme di vita parallela a quelle che conosciamo, basate sul carbonio: ce lo hanno raccontato le ipotesi degli scienziati, le opere di scrittori visionari, e a poco a poco è diventato realtà.
Il metallo può dunque diventare una cosa viva, senziente, e per contro la carne può risultare sintetica, frutto di un processo industriale e non più creativo.
I due poli opposti possono adesso convivere in quel laboratorio di azioni e di sentimenti che è il corpo umano: come nella filosofia dello yin e dello yang, nel campo dell’attività umana c’è il germe dell’evoluzione della macchina, e nella polarità meccanica c’è la tendenza della macchina a diventare antropomorfa, ad essere un simulacro dell’uomo.
È dall’inizio della rivoluzione tecnologica che la fantascienza racconta la storia di un’ibridazione progressiva tra l’uomo e la macchina, e del passaggio dal corpo materiale a quello virtuale. Un percorso accidentato, fatto di speranze e di illusioni, di paure latenti e di orrori conclamati, troppo pericoloso per farsi guidare solo dai professionisti, spesso incapaci di far dialogare tra loro tecnologia e morale. Nel cyborg collassano i concetti tradizionali di individuo e specie, di conoscenza e coscienza: non so se nel futuro sogneremo pecore elettriche, di sicuro dovremo avere nuove forme di rispetto e di comprensione per ciò che è umano e per ciò che, nell’ambiente che ci circonda, potrebbe rivendicare i nostri stessi diritti.
Ciò che mi piace nella fantascienza e in quella inesauribile fabbrica di sogni che continua ad essere il fumetto, è la capacità di tradurre questi temi in immagini e in avventure comprensibili e avvincenti, recuperando quella capacità narrativa che, per paradosso, proprio nell’era dell’informazione sembra essersi affievolita. La capacità di sognare, a volte, è il miglior antidoto contro gli incubi.

Giampiero Leo
Assessore alla Cultura
della Regione Piemonte