 |
|
IL FANTASY E LIMMAGINARIO CONTEMPORANEO
di
Salvatore La Piazza e Steve Morino
In questo primo
scorcio di millennio, altri scenari dellimmaginario sembrerebbero
più attuali del fantasy: sicuramente il cyberpunk, che parla di nuove
tecnologie e di globalizzazione, di reti onnipresenti, di bioetica e di
realtà virtuale; probabilmente il genere catastrofico e post atomico,
visto che il terrorismo, i disastri ambientali, il genocidio e la guerra
permanente sembrano essere i segni distintivi del nuovo ordine mondiale;
forse un hard boiled aggiornato ai tempi, che possa descrivere gli intrighi
internazionali legati al copyright, o ai traffici di organi, di armi, di
droghe e tecnologie.
Il fantasy, con il suo rifiuto apparente della modernità (o, meglio,
della contemporaneità), della tecnologia e della razionalità,
con le sue simbologie e le sue magie senza tempo, sembrerebbe relegato in
un ghetto marginale, per un pubblico di nicchia, estraneo ai grandi investimenti
produttivi dello spettacolo.
Poi ci si accorge subito, ed è la prima stonatura, che il filone
cinematografico di finzione più amato dal pubblico a livello mondiale
e sul quale si concentrano i massimi sforzi dei produttori è proprio
il fantasy (nellultima stagione, Harry Potter e Il Signore degli Anelli);
che la musica, la letteratura, il fumetto fanno frequentemente ricorso nellispirazione,
nelliconografia, nelle suggestioni, alle visioni fiabesche, rassicuranti
o piene di chiaroscuri, che il fantasy suggerisce.
La seconda stonatura riguarda il pubblico di riferimento, che nella quasi
totalità coincide con quello dei generi più moderni
sopra citati. Evidentemente, la presunta inattualità del fantasy
non è percepita dai suoi fruitori. Altrettanto evidentemente, i miti
e le leggende che hanno un ruolo così importante nella struttura
del genere non sono solo uneco di altri tempi e di altre culture,
ma possono trovare riscontro nellimmaginario contemporaneo, nella
produzione culturale attuale.
La terza ed ultima stonatura si riferisce invece ai rapporti tra fantasy
e tecnologia, tuttaltro che esili. Il fantasy cinematografico si nutre
di effetti speciali sofistificatissimi, che non sono soltanto un mezzo indispensabile
per creare visioni adeguate, ma quasi un fine naturale del percorso emotivo
dello spettatore. Quello musicale si riferisce non solo al folk celtico,
ma a correnti del nuovo rock permeate da campionatori e altri strumenti
digitali. Ma è nei videogames, nei giochi di ruolo in rete, nella
virtualità degli scenari elettronici che viene paradossalmente esaltata
la visionarietà di un genere che, per ammissione dei suoi più
autorevoli esponenti, dovrebbe trarre forza dalla completa assenza di regole
e di costrizioni alla verosimiglianza.
Tre stonature non possono essere un caso, e impongono di rivedere giudizi
e concetti espressi da una parte consistente della critica, che ha visto
il fantasy come imbastardimento e impoverimento della letteratura epica
e delle saghe mitologiche, o come reminiscenza delletà delloro,
del tempo dellinnocenza e dellinfanzia degli uomini e del mondo,
corrotti dallavanzata incessante della civiltà, dallassenza
di valori profondi, dal relativismo etico imperante: un genere tradizionalista
e tendenzialmente reazionario, un pubblico di riferimento nostalgico e voglioso
di tuffarsi nei paradisi perduti, nella purezza e nella semplificazione
degli schemi mentali e comportamentali ( bene/male, amico/nemico) suggeriti
dagli autori fantasy.
Il desiderio di un ritorno al passato archetipico, il bisogno di simboli
rassicuranti sono una delle chiavi di lettura del successo del fantasy,
ma non lunica.
Unaltra, più suggestiva, è legata ai temi di modernità
prima accennati: non riguarda quindi gli aspetti più truci e dozzinali,
come quelli prevalenti nel sottogenere heroic fantasy ( con tanto di saghe
metallare e riferimenti, più o meno espliciti, al culto della forza
e della virilità), ma gli elementi di creatività, di sensibilità,
di libero spazio per la fantasia. Quelli che, secondo Ursula Le Guin, sono
propri del linguaggio della notte, contrapposto a quello del giorno, dellufficialità,
della razionalità.
Una delle correnti del post cyberpunk, ad esempio, ha molto in comune con
il fantasy non ortodosso: è il filone letterario e fumettistico,
nonché cinematografico, dello steampunk, letteralmente punk a vapore.
Viaggi nel tempo per cambiare ciò che è stato e ciò
che sarà, riscritture disinvolte della storia ufficiale degli ultimi
secoli, mondi paralleli al nostro, dove scienza e magia si scambiano i ruoli,
punti di vista insoliti sul fluire nel tempo della nostra civiltà:
possono essere un buon punto di partenza per delle fiabe moderne, ma sono
anche dei temi cardine della fantascienza sofisticata e della letteratura
davanguardia degli ultimi decenni. Nello steampunk convivono macchine
mirabolanti, ritrovati scientifici e formule magiche , così come
le idee eretiche e le convenzioni più tradizionali.
Come si vede, un filo robusto e neanche tanto insospettabile unisce tra
loro Ritorno al Futuro, Jurassic Park e i sofferti universi paralleli di
Philip K. Dick, i nuovi fumetti fantastici europei e americani e le provocazioni
dei Luther Blissett, Terminator e i romanzi à la page di Gibson,
Sterling, Rucker, Di Filippo, i pastiches e il medioevo sintetico di tanta
fantasia eroica e dellheavy metal e i presenti alternativi dellinquisitore
Eymerich di Evangelisti.
Come accade per lo steampunk, anche per il fantasy moderno si può
parlare di cortocircuito tra diversi livelli narrativi e logici, di ricerca
di connessioni che la mente umana può creare solo in stati di eccitazione
o di trance, di bisogno di nuovi stimoli mentali che si possono cogliere
soltanto astraendosi dal sovraffollamento di segnali della civiltà
metropolitana. E listinto a sottrarsi ad esistenze individuali
e collettive predeterminate e eterodirette, è lirresistibile
voglia di immettere nella quotidianità il sogno e lo stupore, di
muovere un attacco psichico alle convenzioni e alle norme.
Si è sempre parlato, a proposito del fantasy tradizionale, di fuga
dalla realtà. Per quello moderno, quello del nuovo millennio, sarebbe
più giusto parlare di manipolazione del reale, di sovrapposizione
con le mille virtualità oggi a disposizione: più che lo spadone
medievale o i simboli del potere magico, al di là della linea di
demarcazione tra lesistente e lonirico cè per tutti,
nellinfinità delle forme possibili, la dimensione del futuro,
che si vorrebbe, che si potrebbe toccare.
|