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HOLLYWOOD FANTASY di Stefano Della Casa
Forse la miglior definizione per il fantasy è quella creata da Sprague de Camp, l’esponente di punta della heroic fantasy letteraria: un genere di storia non ambientata nel mondo come era, è o sarà, ma come dovrebbe essere per fornire un buon racconto”. Quindi totale affrancamento da schemi, stereotipi e convenzioni, e al tempo stesso capacità di mescolarli tutti insieme; mondi nei quali gli anacronismi sono di casa, il passato si sovrappone al futuro e l’ambientazione funziona nella misura in cui riesce a essere un contenitore credibile perché non ha bisogno di essere continuamente spiegato e giustificato.
Probabilmente, il primo grande film fantasy è Il ladro di Bagdad diretto nel 1924 da Raoul Walsh. Ritmo scatenato, ambienti da “Mille e una notte” rivisitati secondo il gusto kitsch hollywoodiano, estetica camp travestita da esotismo orientale. Ma già l’anno successivo il fantasy si arricchisce di uno scenario in apparenza completamente diverso.
Ernest B.Schoedsack e Merian C. Cooper, fino a quel momento, sono due documentaristi specializzati in reportages esotici dagli “ultimi paradisi” presentati sugli schermi occidentali. Il loro film, Il mondo perduto, è in apparenza il rovesciamento totale di questo schema visto che racconta un mondo tropicale popolato da mostri preistorici che naturalmente non esistono e non possono esistere. I due registi, però, si limitano a portare all’estremo la falsa ricostruzione documentaria tipica dei loro lavori precedenti e di tutti gli altri film di quel filone: in seguito metteranno in scena in King Kong (1933, il loro film più famoso) proprio una troupe di documentario che a furia di inventare sensazioni (tipo l’urlo terrorizzato di Fay Wray) dovranno poi fare i conti con un mostro in carne e ossa. Questo accostamento tra documentario e fantasy è un passaggio molto importante, perché dimostra come il nesso tra il reale e la fantasia sia nel cinema qualcosa di profondo, di teoricamente inscindibile.
La Hollywood degli anni d’oro inserisce a sorpresa il fantasy in tutti i generi cinematografici, proprio perché la formula di entertainment del periodo classico prevede la liceità di ogni espediente pur di poter stupire lo spettatore. C’è fantasy in una commedia sofisticata come Il fantasma galante (1936) o Il cielo può attendere (1943), e c’è fantasy in musical scatenati quali Il pirata (1947) o Brigadoon (1954). C’è fantasy nei mille film di avventure esotiche e nelle grandi performance in cappa e spada di Errol Flynn o Tyrone Power, e soprattutto c’è fantasy quando il Technicolor e il Cinemascope modificano ancora una volta la struttura del racconto a favore dell’eccesso, dell’immaginazione, dello stupore. E siccome il modello hollywoodiano è quello vincente a livello mondiale, ogni cinematografia deve fare i conti e lo fa a modo suo.
In Gran Bretagna Powell & Pressburger propongono con i loro film (in particolare La scala al Paradiso) un impasto cromatico e emozionale che è la punta massima del cinema inglese di tutti i tempi, nei paesi del terzo mondo (India, Egitto e Cina in modo particolare) fantasia significa melodramma e canzoni. In Italia il fantasy è paradossalmente una componente del genere sulla carta più lontano, e cioè il neorealismo: Miracolo a Milano, scritto da Zavattini, diretto da De Sica e pensato per Totò (il racconto si chiamava Totò il buono) è l’esempio più concreto di fusione tra malinconia a sfondo sociale e scope volanti da féerie (e vale qui il discorso che si faceva per il documentario).
Ma intanto siamo arrivati agli anni Cinquanta, e il cinema cambia ancora una volta pelle. Da spettacolo principale, da divertimento per tutta la famiglia inizia la sua trasformazione che lo porterà a diventare spettacolo di nicchia, soppiantato quanto a popolarità dalla televisione.
I film per tutta la famiglia diventano sempre più rari, si pensano invece film per pubblici predeterminati e il fantasy inizia ad avere uno spazio suo proprio. Viaggio al centro della terra (1959), Gli argonauti (1963), Godzilla (1954) e Un milione di anni fa (1966) possono essere considerati ciascuno come un capostipite di un particolare sottogenere, ma il fantasy circola anche nei film di Ercole e di Maciste, nei film di James Bond (e in tutte le numerose imitazioni), nei primi timidi adattamenti da fumetti. Tanti colori, effetti speciali un po’ stentati, esibizione di sfarzo per controbilanciare la ristrettezza di budget: il fantasy è confinato a film di basso costo, destinati a un pubblico giovanile e al cosiddetto “mercato di profondità”, che sarebbero poi le sale di paese, i cinema parrocchiali, i cinema di quartiere delle grandi metropoli.
Sale popolari e mercato di profondità spariranno ben presto senza riuscire a superare gli anni Settanta quando in tutto il mondo l’offerta televisiva aumenta in modo esponenziale.
Resta invece il pubblico giovanile: anzi, diventa di gran lunga il pubblico più importante per le sale cinematografiche. E il grande ritorno di Hollywood, dopo anni nei quali il prodotto medio americano non era più riuscito a intercettare il grande pubblico, avviene proprio sull’onda del fantasy opportunamente rivisitato, da Guerre stellari (1977) a I predatori dell’arca perduta (1981).
Si mettono in campo grandi mezzi, gli effetti speciali sono sempre più fastosi e ingombranti (a scapito molto spesso della fantasia), il fantasy diventa un genere costoso, anzi il più costoso dei generi. Ecco perché nei produttori cresce la paura di sbagliare che li porta a rischiare sempre di meno: quindi, pochi soggetti originali e molti remake, séguiti, adattamenti da fumetti, da serie televisive, da romanzi. Superman, Batman, Conan, Star Trek.
Ma questa fantasy di serie A, studiata a tavolino da esperti di marketing e costruita pensando non tanto al pubblico pagante quanto agli effetti collaterali di merchandising diventa sempre più stanca, ripetitiva, prevedibile. E resta difficile pensare che Il signore degli anelli, una quest costruita sul fatto che si cerca qualcosa non per il possesso ma per distruggere una fonte di distruzione, sia scientificamente programmato come tempi di lavorazione, uscita, strategia di marketing. Una contraddizione in termini, che a lungo andare nuocerà a un termine che ormai non è più la traduzione inglese di fantasia ma una definizione merceologica.

Playlist fantasy:
La scala al Paradiso di Powell & Pressburger
Brigadoon
di Vincente Minnelli
Gli argonauti di Don Chaffey
Viaggio al centro della Terra
di Henry Levin
Ercole alla conquista di Atlantide
di Vittorio Cottafavi
Tutti i Dottor Mabuse di Fritz Lang
Conan il barbaro di John Milius
Dune di David Lynch
Superman III di Richard Lester
Miracolo a Milano di Vittorio De Sica