il sito ufficiale di Meira Asher

intervista a Meira Asher tratta dal magazine Dada Scanner

recensione dell'album Spear into Hooks

recensione di Spear into Hooks tratta da Last Sigh

recensione di Spear into Hooks tratta da Landscape

recensione di uno spettacolo tenuto al Teatro di Porta Romana di Milano nel 1999

articolo di Fabrizio Versenti, tratto da Il Manifesto del 24.03.1999

DISCOGRAFIA: Dissected (Crammed Discs) 1997); Spears into Hooks (Crammed Discs) 1999; Infantry (2001)

 

 

Meira Asher (ISRAELE) in Infantry. Hiroshima Mon Amour, 24 gennaio 2002. Ingresso 8 euro. Produzione ospite
Araba israeliana, è stata definita la Diamanda Galas dell’elettronica. Oltre ad essere una star internazionale nel campo delle nuove musiche, è da sempre una portavoce e un’interprete delle sofferenze delle martoriate popolazioni palestinesi e israeliane. La tecnologia esalta la teatralità dell’angoscia, in una pièce dalle tinte estreme: Meira usa la voce e il corpo come generatore di suoni, accompagnata da un musicista elettronico e da un impianto scenico e video.


MEIRA ASHER
Senza ombra di dubbio un'artista atipica e controcorrente. Musicista israelita di Tel Aviv, laureata in musicologia, si è fatta conoscere un paio di anni fa con il suo primo lavoro Dissected, dedicato alle vittime dell'Intifada e contenente alcuni versi dello scrittore/giornalista Tahar Ben Jelloum, al quale ha fatto seguito quest'anno "Spears into Hooks", la sua ultima fatica incentrata su testi ispirati alla Bibbia e analisi della terribile condizione della realtà israeliano-palestinese. La Asher, testa rasata e look trasandato, è attratta in maniera molto forte dalla cultura araba. Una passione che l'ha spinta a dichiararsi (lei israeliana) sostenitrice della causa palestinese nonchè avversa alle posizioni del governo. Anticonformismo e dissacrazione sono gli elementi che contraddistinguono la sua persona, guerra e religione i suoi testi, la pace tra i popoli il suo desiderio più grande. Partecipare dal vivo ad una sua performance non è cosa molto semplice. Il suo stesso genere musicale è un intreccio di stili diversi. Una voce meccanica e ruvida racchiusa tra le pareti di un suono fondato su una complessa miscela di suoni (frastuoni) elettronici e incalzanti selvagge percussioni, con un sottofondo di rumori di guerra (spari, urla e pianti). Il tutto alternato, di punto in bianco, da melodiche cantilene africane e da canzonette swing anni '50. Una continua variazione che si rispecchia anche nei temi, volta per volta affrontati, che spaziano dall'incesto allo spettro dell'AIDS. È il frastornante ritmo elettronico che ha accolto l'artista sul palco del Piccolo Teatro di Milano, qualche anno fa, per la rassegna "Suoni e Visioni". La scenografia prevedeva alle sue spalle due "finestre" televisive che proiettavano immagini crude e terribili: cadavere di un bimbo con la testa crivellata di pallottole, telecamera introdotta in un utero per filmare un aborto, violenza della polizia militare israeliana sui giovani dimostranti palestinesi, etc, etc. immagini insostenibili e strazianti, capaci di provocare emozioni contrastanti negli spettatori: forte ripugnanza per alcuni, entusiasmo per altri. Perchè, nel suo estremismo, Meira Asher è un artista che si può amare o detestare, ma non entrambi. Non esiste, nel giudicarla, una via di mezzo. Sarebbe paradossale, riduttivo e troppo semplice.

INFANTRY: BAMBINI IN GUERRA...
L'ultima fatica di Meira Asher ci introduce nella realtà amara di un bambino in un mondo di adulti. E' un documento intimo, che esplora temi come la manipolazione, l'educazione militarista e la guerra.
Le atmosfere del disco scivolano rapidamente dal tragico e violento al comico e al grottesco, riflettendo così la natura ambigua del soggetto. Il materiale sonoro trae spunto da un'ampia gamma di fonti: un uso esteso del testo e della voce, suoni registrati di fanciulli nel loro ambiente naturale o innaturale, strumenti acustici e una varietà delle più recenti tecnologie elettroniche nel campo della sintesi e del trattamento del suono.
L'album combina generi diversi: noise, musica d'ambiente ed elementi teatrali. Sia i testi che i suoni si collegano a luoghi differenti, che spaziano dal Medio Oriente (dove l'artista è cresciuta) e l'Africa all'Europa. Infantry é un ascolto doloroso e intenso, che non può lasciare indifferenti. Nella performance che porta in scena l'album
la Asher sarà accompagnata da Guy Harries, compositore e performer nato in Israele, residente in Olanda.
Il focus principale dello spettacolo sarà la musica, che utilizza sia strumenti acustici che elettronici (suoni registrati, samples, tecniche digitali e analogiche). Video e luci, come nei precedenti spettacoli dell'artista, saranno ancora una volta elemento portante: sul palco sarà in funzione un netwok di telecamere combinato alla proiezione di materiale di repertorio. Angoli di ripresa, luci e priezioni enfatizzeranno il contrasto tra il punto di vista di un bambino e quello di un adulto


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